Come indica il nome, il palindromo è un fumetto composto in questo modo (ammettiamo uno schema 5 x 3): vignetta 1, poi v2, v3, v4, v5, v6, v7, v8, v7, v6, v5, v4, v3, v2, v1. Giocando sui doppi sensi ne possono venire fuori risultati assai divertenti. Lécroart, quasi un maestro del genere, ha pubblicato Cercle Vicieux, un maxi-palindromo di trenta pagine,  che a pagina 15 ricomincia al contrario.

 

» lunedì, gennaio 31, 2005
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(a cura della FES)
Come nota giustamente sviluppina, l'effetto "scimmie per Shakespeare" non solo è noto, ma si è anche già verificato grazie alla scuola pubblica italiana.
» giovedì, gennaio 27, 2005
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(a cura della FES)
Altro esercizio particolarmente interessante, gli Strips Incrociati: si tratta di un fumetto che può essere letto in diverse direzioni, ovvero in orizzontale, in verticale, in diagonale, e chi più ne ha più ne metta.  In linea di massima, se prendiamo uno strip croisé semplice (ovvero leggibile solamente in orizzontale ed in verticale), che abbia 3 x 3 vignette, vengono fuori (3 + 3), dunque 6 diverse letture (ovvero tre colonne più tre righe).

 

» martedì, gennaio 25, 2005
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(a cura della FES)
A prima vista, si ha a che fare con una tavola a fumetti normale. Che però nasconde una seconda tavola: se infatti si piega il foglio dove indicato, per esempio facendo coincidere un quarto di foglio a destra e un quarto di foglio a sinistra (del tipo, se ammettiamo uno schema 3 x 2 [dove 3 è il numero di colonne e 2 il numero di righe], che il quarto a sinistra, comprendente poco più di metà della prima vignetta della prima riga e poco più della metà della prima vignetta della seconda riga, entri in contatto con il quarto a destra, comprendente poco più della metà della terza vignetta della prima riga e poco più della metà della terza vignetta della seconda riga), si vedrà apparire un altro fumetto, nato dalla combinazione tra un pezzo ed un altro del fumetto precedente.
Un esempio.
» giovedì, gennaio 20, 2005
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(a cura della FES)
Prendendo spunto da un frammento di Novalis (“Se avessimo una Fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l’arte d’inventare”) Gianni Rodari compose una Grammatica della fantasia nella quale s’illuse di rispondere alla domanda: Come si fa a inventare le storie? Dal saldo del debito con surrealismo e psicanalisi, cadaveri squisiti e libere associazioni, Rodari giunge ai lidi estremi della letteratura potenziale e generativa: le storie s’inventano da sole, sostituendo sillabe, accostando parole e inseguendo gli universi rappresentati dai nostri errori (“In ogni errore giace la possibilità di una storia”). L’autore lasci a funzioni casuali la fermentazione dei significanti, e colga i significati che ne emanano. A questo punto basterà davvero poco per costruire un racconto, riempiendo lo spazio che il procedimento avrà accennato. Precorrendo questi precetti Raymond Roussel si limitò ad articolare un libro intero (Locus Solus) tra una frase e la sua riscrittura fonetica (come documentato in Comment j’ai écrit certains de mes livres).
È indubbio il fascino di queste speculazioni: ma Rodari per eccesso di umiltà (e Roussel per eccesso d’ironia) sceglie di tacere tutto ciò che nell’atto creativo non si risolve in automatismi e generazioni spontanee. Accenna soltanto: “Novantanove matrimoni celebrati con questo rito falliscono al pranzo di nozze: il centesimo si rivela felice e fecondo”. Una proporzione sicuramente più ottimista di quella che su scala infinita attribuisce a una scimmia la paternità dell’opera omnia di Shakespeare; ma che nello stesso modo rende palese la necessità dell’arbitrio creativo. Insomma dell’autore, che lungi dall’essere un mero funzionario organizza a priori la produzione di rappresentazioni. Come nella scienza non basta accumulare esperimenti (lasciando che una teoria si tragga da sé), ed è anzi opportuno ricorrere alla fantasia come principio ordinatore, anche nell’arte il sogno dell’induzione deve lasciare posto ad una più realistica abduzione.
» lunedì, gennaio 10, 2005
» recensioni, combinatoria, oulipiaggini
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(a cura della FES)