Riparte la ciclica discussione sul ruolo dei blog letterari, che ci interessa pochissimo se non per la fugace menzione dei libri mai scritti. Ne approfittiamo quindi per uscire dall'oblio e ricordare i libri immaginari di Borges, che adesso hanno anche le loro brave copertine. Ci chiediamo oziosamente se esista una differenza tra i libri immaginari che trattano (tratterebbero) di cose reali e quelli che discutono cose a loro volta immaginarie, come ad esempio una recensione (mai scritta) di "The secret Mirror". O se si diano autori immaginari di libri reali (ad esempio, Mosè col pentateuco), e di autori reali di libri immaginari. Borges, che supera costantemente i suoi imitatori, proponeva un gioco ancora più semplice: attribuire un libro reale (poniamo, il Don Chisciotte) ad un autore altrettanto reale (poniamo, Joyce) e reinterpretare l'uno in funzione dell'altro. Basterebbe scegliere cento libri e cento autori per avere 10.000 nuovi testi, più che sufficienti a deliziare e affaticare i blog letterari per i prossimi decenni e senza ingolfare ulteriormente le librerie, già stracariche di maghetti e coelhi.