"12/10/78
Ho letto di Cardano, scienziato-mago del '600, passato alla storia per un'invenzione non sua. Nella loro casualità destini del genere confortano. E' strano come storie concluse mi suggeriscano tanti sviluppi alternativi mentre la mia vita, che ancora si va facendo ogni giorno, appare irrimediabilmente determinata. Se mi guardo dall'esterno, personaggio come gli altri, posso ancora sperare. Penso sia questo il motore nascosto di ogni autobiografia, di ogni diario: trasformato in storia, ho più senso e libertà che da vivo."
               Elia Spallanzani, Raccontalo alla cenere
» mercoledì, ottobre 12, 2005
» frammenti, spallanzate
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(a cura della FES)
Per un po' è corsa la voce che il gelido Kafka, verso la fine, fosse diventato più tenero, al punto che per consolare una bambina che aveva perduto la sua bambola, scrisse una ventina di lettere a nome della bambola, nelle quali la pupazza stessa spiegava che se ne era andata per visitare il mondo e vivere la propria vita. La cosa poco ci suona e così facciamo un altro giro nella rete: scopriamo che una storia molto simile la raccontata Paul Auster nel suo "Le follie di Broklin": Kafka, malato di cancro, nel '24 a Berlino incontra una bambina che piange perché ha perso la bambola. E scrive per lei una favola a lieto fine fatta di lettere scritte dalla bambola stessa. Presentata stavolta come pura invenzione, come ribaltamento di un vecchio giudizio (Kafka disumano, fatto di sole ossa), la storiella ci sembra degna dell'approccio pop alla cultura classica. E però di ribaltarsi non si finisce mai: così altrove leggiamo che il giornalista Remigiusz Grzela ha scritto un piccolo dramma basato fedelmente sulla vita di Kafka, che contiene la storia della bambola, l'espande e la da per vera. Un altro brandello della rete aggiunge che Kafka, prima di morire, volle rincontrare la bambina e regalarle una bambola nuova, sostenendo che era sempre la stesa. Giustificò il diverso aspetto con la serie di esperienze vissute nel frattempo dal balocco. 
Dove comincia la storia, come comincia? Bisogna in qualche modo chiudere il pezzo: pare dunque che la fonte sia Dora Diamant, l'ultima donna di Kafka e certamente quella col nome più bambolesco. Dora raccontò l'aneddoto della pupazza a Marthe Robert e poi, con qualche piccola variazione, a Max Brod. Nonostante le numerose ricerche, ad oggi non è stato possibile reperire la bambina, forse morta in un campo di concentramento, nè le lettere, nè la bambola; nè la vera anima di Kafka.
» venerdì, ottobre 07, 2005
» plagi, bufale, rovesci
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(a cura della FES)