Una decina di anni fa la metafora preferita dai santoni della grande rete era quella della città. Internet come spazio virtuale nel quale svolgere una vita virtuale. Apogeo pubblicava un manuale di VRML, una sorta di HTML per progettare spazi tridimensionali linkabili, e i browser si permettevano di supportare la cosa con un plugin. Chi ha avuto la sfortuna di passeggiare in questi mondi di poligoni fluttuanti ancora serba ricordi terribili. Nel frattempo le possibilità grafiche sono evolute, ma Internet ha preso un'altra strada. Le uniche oasi di spazio virtuale rimaste, i videogiochi in rete, serbano però interessanti prospettive di socialità alternativa. Nel duplice racconto di
Daveblog e
Hatingline (a scelta), la storia del primo funerale celebrato in un videogame, e com'è andata a finire.